Nel medioevo era in uso una notazione di calcolo digitale che permetteva di annotare con le dieci dita delle mani i numeri fino a 9999.
A Palazzo Trinci è rappresentato uno splendido e raro esempio di questo sistema simbolico: nel ciclo di affreschi commissionato a Gentile da Fabriano tra il 1411 e il 1412 ammiriamo, tra gli altri, l'allegoria dell'aritmetica; siamo nella sala delle Arti Liberali e dei Pianeti, dove il palazzo, un tempo dimora dei signori di Foligno, si unisce, con una forte valenza simbolica, alla Cattedrale di San Feliciano, per mezzo di un arco che attraversa la via sottostante.
Nell'affresco la personificazione dell'aritmetica esegue un conto con le dita, mentre l'allievo, di fronte, ne imita i gesti.
Analizzando la posizione delle dita e confrontandola col sistema di rappresentazione digitale (del quale siamo a conoscenza grazie a precise fonti, tra le quali il “liber abaci” di Fibonacci e la “summa” di Pacioli), sembrerebbe che i due personaggi raffigurati stiano segnando il numero 1050.

Quale messaggio si cela dietro a questo numero. Una data? Un riferimento letterario? Si tratta semplicemente di una scelta casuale?

Ancora non abbiamo risposta a queste domande, che restano un affascinanate spunto di ricerca per gli storici...


20 aprile 2020