Tante volt
e ci siamo ritrovati nel foyer del Teatro Piermarini per assistere agli eventi organizzati nella nostra città. Quello, fino al 1944, era l’ingresso del teatro Apollo-Piermarini che per più di un secolo è stato il vanto della città di Foligno. Lì sono passati famosi cantanti lirici, attori, illusionisti e, infine, anche i divi del varietà.
La storia del Teatro è davve
ro interessante ed oggi ci resta solo la facciata rimasta in piedi dopo i bombardamenti del 1944. Le bombe, purtroppo, non hanno distrutto solo il Teatro, ma hanno lasciato un vuoto ancora incolmabile nel tessuto culturale cittadino privo del suo teatro.
La storia del Teatro, ricostruita in un saggio da Marika Di Cesare, inizia nel 1821 con la stipula dell’accordo per l’edificazione.
Tutto parte dall’idea di Luigi Fedeli di Sarnano che vuole  costruire un teatro nella sua casa, al civico 35 di via della Fiera, l’attuale Corso Cavour. Il progetto è affidato all’architetto Pietro Ghinelli che poi viene sostituito da Giuseppe Loccatelli di Tolentino che blocca i lavori contestando la solidità di varie parti della struttura.
La soluzione viene trovata da tre noti architetti romani Giulio Camporesi, Pietro Holler e Clemente Folchi che rafforzano la struttura con dei pilastri. Un altro marchigiano, Serafino Marazzetti decora la sala, mentre il bolognese Domenico Ferri si occupa delle quinte e delle scene di corredo del palcoscenico. Raffaele Fogliardi di Ascoli Piceno dipinge il sipario con muse e geni sotto ad Apollo, il dio della musica e delle arti, a cui è dedicato il teatro.
Il Teatro Apollo viene inaugurato alla grande il primo settembre 1827 con la Semiramide di Rossini. E’ l’inizio di una grande stagione.
Tra restauri ed aperture, il 12 settembre 1891 il teatro viene dedicato al Piermarini e poi dopo tanti spettacoli, il 16 maggio del 1944 viene distrutto da un bombardamento.
Tante storie e tanti grandi artisti, per citarne solo uno nel 1906 arriva Pietro Mascagni in persona per dirigere l’orchestra nella rappresentazione della sua Iris. “Si allestisce nella nostra piccola città un’opera di prima importanza, sotto la bacchetta dell’illustre autore”. L’evento fu salutato così dalla Gazzetta di Foligno.
Dei grandi fasti oggi è rimasta solo la facciata e la città è ancora costretta a rinunciare alla magia del teatro.
 




9 aprile 2020