"Con l’inizio dell’estate la popolazione di Foligno saluta una simpatica realizzazione che al decoro e alla salute cittadina ha silenziosamente apprestato l’autorità comunale”.
La prosa è quella di don Angelo Messini, prelato folignate d’inizio secolo con la passione per la storia e per l’arte. Le sue parole si riferiscono a  quello che è uno dei luoghi più cari ai folignati, il Parco dei Canapè, chiuso in questi giorni per l'emergenza sanitaria dovuta al contagio da Covid 19.
Il parco di solito è molto frequentato dai cittadini di tutte le età, per giochi e passeggiate o per un sosta sui tipici sedili, i Canapè appunto.
Il “nostro pubblico giardino” si trova a mezzogiorno della città, addossato alle mura tra Porta Romana e Porta S. Maria o Todi, e confinava con il Monastero dei Monaci Neri, il Monastero delle Clarisse di Santa Caterina, fondato da San Francesco, e con due torri a breve distanza l’una dall’altra: la prima detta Torrione del Cassero, della quale non vi è più traccia, e l’altra, trasformata in caffè, detta “La Montanara”.
L’elevazione del terreno non è naturale e si ottenne “grazie” all’accumulo dei materiali di scarico che i folignati del XVI secolo erano soliti abbandonare in questa parte della città almeno fino al 1641, con il divieto imposto dal Consiglio.
La genesi spirituale dei Canapè viene individuata da don Angelo nel desiderio dei letterati del tempo di uscire all’aria aperta. Leggendo le vecchie carte, la nascita è datata 14 settembre 1776.
In quell’anno la Prefettura allo Sgravio, una sorta di assessorato ai lavori pubblici, accertò lo stato di degrado della cinta muraria e calcolò la spesa di restauro ”non meno di 1000 scudi”.
Non potendo allora la comunità folignate sopportare economicamente l’intervento, i Deputati allo Sgravio pensarono di affidarsi al privato. Un gruppo di “benemeriti” allargò i cordoni della borsa e “risarcì il circuito delle indicate mura” a condizione che venisse riservato a ciascuno di loro “15 piedi di sito da formare un sedile”. La deliberazione può essere considerata come l’atto di fondazione del Parco.
Ottanta furono i canapè, “sedili a forma di divano, con spalliera e bracciuoli, tutti costruiti in materiale laterizio”. I sedili furono tutti numerati: il primo, a cominciare da Porta Santa Maria, per i Deputati alla Mossa, perchè l’anello ellittico serviva da ippodromo già prima del 1776; poi dopo quelli riservati ai rioni cittadini, si andava avanti con quelli delle famiglie per terminare con quelli de “li familiari della Comunità”, ovvero anche i bidelli del Comune potevano comodamente assistere alle corse dei cavalli.
Nel 1790 i Caporioni versano 40 paoli per le spese occorrenti per rifornire, tra l’altro, “di vestiario la gente dei rioni che servono alle corse”. Da ciò si deduce che “le corse dovevano essere una sorta di Palio di Siena”.


Immagine tratta dal sito web Umbriabimbo.it


14 maggio 2020