Foligno città della pasta viene celebrata dai “Primi d’Italia”. Ma questa caratteristica attività produttiva del nostro territorio parte da lontano.
A raccontarne la storia sono gli studiosi Fabio Bettoni e Bruno Marinelli nel saggio “Maccaroni, Vermicelli, Tagliolini. Paste alimentari a Foligno tra Seicento e Novecento”, pubblicato per i tipi de Il Formichiere con il contributo del Gal Valle Umbra e Sibillini.
Un viaggio attraverso 290 anni di storia, un racconto che prende le mosse dalle prime botteghe artigiane per arrivare fino alla produzione industriale dei fratelli Pambuffetti negli anni Trenta del Novecento.
Il saggio mette in evidenza, come si legge nella premessa diretta ai lettori, il graduale e lento evolversi delle tecniche e delle tecnologie nei comparti dell’agricoltura e dell’artigianato.
Nel 1648 si ha notizia del primo laboratorio in cui la pasta viene prodotta e venduta: si tratta di una casa con forno nel rione Croce “cum stringitoro et stampe di rame da fare vermicelli”.
Nella prima parte del saggio gli autori sottolineano come Foligno nel 1853 risultava lo scalo ed il pubblico mercato di tutti i grani provenienti dalle Marche e, ancora, nel territorio si coltivavano grani duri di buona qualità adatti alla fabbricazione delle paste grazie al terreno particolarmente adatto.
Il lavoro di Fabio Bettoni e Bruno Marinelli offre un quadro esaustivo delle tecniche produttive e delle tecnologie, arricchito dai profili biografici di una quarantina di pastai folignati, protagonisti di 290 anni di attività.
Una storia che pone Foligno al centro dell’attenzione, anche come punto di riferimento per tutti gli appassionati della pasta. 


24 aprile 2020